RAGIONANDO DI POLITICA
Il post che segue non è di stretta attualità: continua una discussione che si è aperta in commento al post del 05 novembre su S. Martino, giunto oramai a 52 commenti.
Quindi chi non è interessato a perdere un po’ del suo tempo a ragionare di politica può comodamente attendere il prossimo post (che sarà molto concreto).
Il commentatore anonimo n° 50, riprendendo il filo di una discussione precedente scrive:
non ho citato Obama come esempio, ma unicamente un suo motto.
Le rispondo volentieri, con una domanda: si dia una risposta e avrà anche la risposta alla sua domanda "Le sembra lo squallido vicolo dove si ammazzano idee geniali?" Prima però Le faccio notare che la citazione non definisce il vicolo "squallido", ma soltanto "cieco", ed è qui che sta il "busillis": un Partito è un vicolo che può anche essere suadente, attraente, benché cieco (non a caso le idee vi vengono "attirate"); io non metto in dubbio che in un Partito si possa stare bene, e ci si possa sentire "a casa" o meno soli, io metto in dubbio che si possa essere liberi! Chiaro?
Lungi da me accusarla di aver mandato la testa al macero: se pensassi questo di lei non le esprimerei l'apprezzamento che le esprimo e che, sia ben chiaro, secondo me merita tutto. Ma giungo dunque alla domanda: alla fine della fiera prevale o non prevale comunque sempre la famigerata e sinistra "disciplina di partito", a cui un membro si deve adeguare (rinunciando ad affermare le proprie idee), con la sola alternativa di uscire dal partito? Lei mi dirà: ma è libero di andarsene. Appunto! Andarsene è da uomo libero, ed è la prova più evidente che in un partito non si può essere liberi fino in fondo. A tacere delle ritorsioni tacite, e deglio odi latenti che chi esce si porterà dietro per lungo tempo. Se Lei mi garantisce che qualcuno inserito nella lista a lei collegata sarà libero di votare contro una delibera in materia urbanistica (quella più sensibile all'intrusione di interessi politici e clientelari) della sua Giunta per sue profonde convinzioni culturali, senza essere estromesso o considerato male da alcuni grigi figuri che ne fanno parte, mi dimostrerà che quel vicolo anche se cieco (che tale rimane sempre) è se non altro illuminato, e non completamente buio.
infine le lancio una provocazione, visto che insiste con la storia della Lista "Civica": ci dimostri che è civica inserendo (o battendosi per far inserire) nella lista a lei collegata anche soggetti tesserati con altri partiti. O riduca (o si batta per ridurre) dai 3/4 a 1/4 i tesserati Pd inseriti in lista. O (meglio ancora) inserisca in lista solo individui non tesserati.
Faccia una di queste 3 cose, e ci dimostrerà che la lista è "civica".
Premetto che rispondo volentieri al commento, perché è ben argomentato, non si fonda su facili sparate e ha il tratto di chi pensa prima di parlare (dopo 3 anni di blog posso dire che è merce pregevole).
Quando lei scrive che un partito non garantisce sufficientemente la libertà, se non quella di andarsene perché in disaccordo, a me vengono in mente tante cose, probabilmente per deformazione professionale. Mi scusi se faccio solo un breve cenno.
Esiste una struttura complessa, cioè diversa dal singolo individuo, in cui si possa realizzare quello che lei chiama libertà?
Esiste la possibilità di amministrare la cosa pubblica secondo scelte che siano sempre coincidenti con la PROPRIA volontà?
Se n’è discusso per secoli (cit Rousseau) per concludere che in una democrazia compiuta la linea politica è impostata dalla maggioranza, più o meno qualificata, non dalla totalità: la “volontà generale” non è la volontà di tutti. La vera alternativa radicale l’ha data Stirner e si chiama “movimento anarchico”.
Lei fa una richiesta precisa: “Se Lei mi garantisce che qualcuno inserito nella lista a lei collegata sarà libero di votare contro una delibera in materia urbanistica (quella più sensibile all'intrusione di interessi politici e clientelari) della sua Giunta per sue profonde convinzioni culturali, senza essere estromesso o considerato male da alcuni grigi figuri che ne fanno parte, mi dimostrerà che quel vicolo anche se cieco (che tale rimane sempre) è se non altro illuminato, e non completamente buio”.
Rispondo: nell’attuale Giunta non tutte le delibere sono state caratterizzate dall’unanimità. Su alcuni argomenti si sono riscontrate opinioni diverse, si è discusso, ci si è contati, e alla fine è passata la posizione della maggioranza. Chi in quell’occasione era in minoranza ha reagito prendendo atto, accettando le decisioni della maggioranza benché non del tutto convinto, e mantenendo lealtà alla linea della Giunta. Perché l’opzione alternativa “allora se è così, non gioco più e me ne vado” è sicuramente sempre alla portata di mano, ma dimostra l’estrema fragilità di una posizione disposta alla rottura con il primo dissenso, una posizione libera ma inconcludente. Se ad ogni opinione difforme si deve spaccare la Giunta come si potrà amministrare il paese? Le scelte importanti verranno rimandate e la politica arriverà alla paralisi.
Nell’attuale Giunta nessuno è stato messo in angolo per aver espresso posizioni diverse, nessuno è stato segnato a dito come traditore. Anzi, se il gruppo di assessori è passato da 4 a 6, forse vuol dire che non si ha paura di quello che pensano altre teste.
Se poi entriamo nel merito edilizio della questione non posso che darle ragione: è questo effettivamente il settore più esposto a interessi particolari, a pressioni e favoritismi. Ed è proprio lì che si può misurare la tenuta etica di una gruppo consiliare.
Ora, rimanendo a sua disposizione per ogni chiarimento, la invito: faccia lei qualche domanda in giro, provi ad andare a fondo su questioni quali il piano regolatore, il verde pubblico, le aree artigianali, le concessioni edilizie ecc.. Mi rimetto a quello che scoprirà con la sua intelligenza. Poi, quando avrà tratto le sue conclusioni, faccia uno sforzo ulteriore: compia un rapido giro d’orizzonte extramoenia, e dopo ne potremo parlare ancora insieme.
Passo quindi alla sua provocazione.
“ infine le lancio una provocazione, visto che insiste con la storia della Lista "Civica": ci dimostri che è civica
a) inserendo (o battendosi per far inserire) nella lista a lei collegata anche soggetti tesserati con altri partiti.
b) O riduca (o si batta per ridurre) dai 3/4 a 1/4 i tesserati Pd inseriti in lista.
c) O (meglio ancora) inserisca in lista solo individui non tesserati.
Faccia una di queste 3 cose, e ci dimostrerà che la lista è "civica".
Premetto che una lista ancora non c’è.
Scrivo anche, di passaggio, che costruire una lista avendo come pregiudiziale la non appartenenza ad un partito (condizione c) mi sembra davvero poco serio: se uno è bravo e disponibile, ma sostenitore a livello nazionale di un partito, deve essere escluso a favore di un altro che ha come principale merito quello di non aver mai preso posizione? La verginità politica è una virtù con il pregio della comodità.
Sulla composizione della attuale lista civica possiamo invece ragionare.
Il gruppo consiliare attuale è stato eletto, cioè scelto dai cittadini che sono andati alle urne, indicando la preferenza all’interno della lista dei candidati. Se guardiamo alla composizione iniziale della lista troviamo, oggettivamente, una presenza più differenziata, sulla quale ha poi pesato il voto degli elettori, non del sindaco. Sono gli elettori ad aver scelto una composizione piuttosto che un’altra, con maggior numero di esponenti esterni.
Per capire la “civicità” della lista le propongo di guardare alla composizione della Giunta, organo di governo, scelta dal sindaco.
La Giunta è composta, oltre che dallo scrivente, anche da:
Sergio Manzato: iscritto al PD,
Claudio Cecchinello: iscritto (dopo il 2004) all’UDC, di cui è anche responsabile di zona;
Franca Marzola: iscritta al PD,
Nives Formenton: iscritta al PD,
Nicola Burato: non iscritto ad alcun partito,
Andrea Spolaore: non iscritto ad alcun partito.
In percentuale, escluso il sindaco:
-iscritti al PD = 50%,
- altri partiti = 17%,
- nessun partito = 33%.
Soddisfacendo alla condizione a) questa è una lista civica.
Concludo tornando al cuore del problema da lei sollevato: l’appartenenza ad un partito, secondo me,
non è una questione di disciplina,
né di affetto,
né di libertà.
E’ una questione di efficacia.
Se qualcuno vuole stare libero e da solo lo può fare, ma corre il rischio che le sue idee rimangano ideali. Il partito, o comunque la formazione politica, la lista, ecc. sono il modo con cui più singoli si mettono insieme per raggiungere un risultato che considerano importante non tanto per loro, ma per la comunità in cui vivono. La salute, la serietà e l’efficacia della formazione politica dipendono dagli uomini che ci sono dentro e dalla loro capacità di trovare una via mediana condivisa.
La chiusa di questo mio intervento, troppo lungo, la affido ad un motto che secondo me racchiude il cuore del cuore dell’impegno politico. L’aveva fatto proprio, molto prima dell’avvento di Obama, un oscuro pretino toscano, che aveva voluto fosse scritto ben in grande sulla parete della sua scuoletta in mezzo ai monti:
I CARE.