LA SCELTA DI CAMILLO
Quando Camillo Corrain e don Israele Bozza
nascosero le ossa del villaggio eneolitico
L’assemblea dei soci per il rinnovo delle tessere di una associazione appartiene alla periodica e tranquilla ritualità della vita associativa, cui non sfugge il Gruppo Bassa Padovana, nemmeno dopo quasi un quarantennio di vita.
Però se a officiare il rito sono personaggi del calibro di Camillo Corrain e Roberto Valandro ci si può aspettare sempre qualche piacevole sorpresa.
E’ andata così anche stamattina.
Nel salone del Museo, a Stanghella, davanti a una cinquantina di soci rinnovanti l’adesione, il prof Camillo Corrain, dopo il saluto del Sindaco, ha dato un breve resoconto dell’ultimo anno di attività, caratterizzato da tante iniziative, ma particolarmente significativo per la stampa della Guida al Museo Civico Etnografico di Stanghella, in una veste grafica accattivante, e per l’apertura degli scavi in località Selva.
Come ricordato nel post del 29 settembre 2007, con il contributo economico del Comune e della Soprintendenza, a ottobre si è svolta una campagna di scavo nella stessa località dove nel 1965 sono venuti alla luce i resti di alcune antiche sepolture, e in particolare le ossa e i corredi funerari di 28 persone, vissute in questa zona circa 5.000 anni fa.
Degli esiti degli Scavi la Soprintendenza per i Beni Archeologici Del Veneto redigerà una relazione, informerà la stampa e promuoverà, insieme al Gruppo Bassa e al Comune un convegno nazionale a Stanghella, non appena i dati saranno ufficializzati.
Poi Corrain ha ceduto la parola a Roberto Valandro, scrittore, appassionato di Storia e fresco di pensione dopo 41 anni di insegnamento. E Valandro, con la stessa semplicità con cui si indica dove è parcheggiata la macchina, ha presentato l’ultima sua opera, I secoli di Monselice. Storia e storie per quattro millenni (edito da L’officina di Mons Silicio), in 3 volumi, per un totale di circa 800 pagine.
Parlando di questa fatica durata una vita e di come era iniziata la sua collaborazione con Corrain, Valandro ha ricordato di aver cominciato a insegnare prima a Boara Pisani e poi a Stanghella. Qui aveva sentito parlare dal segretario della scuola Fratti di una scoperta fatta da poco proprio da Corrain, lungo il Gorzone, in località Selva. Si parlava di tante ossa ritrovate, ma nessuno conosceva i particolari né sapeva dove fossero le ossa.
Valandro, che in quel momento era anche ispettore onorario della Soprintendenza, ha indagato poliziescamente per cercare di saperne di più e poi ha informato i suoi superiori che si sono messi alla ricerca delle ossa di cui nessuno sembrava sapere niente.
A questo punto Corrain ha interrotto la narrazione di Valandro raccontando il motivo della scomparsa delle ossa.
Ben sapendo il modus operandi della Soprintendenza, Corrain aveva portato le ossa degli antenati paleoveneti nella canonica di Stanghella, presso l’allora parroco Don Israele Bozza, suo grande amico. Insieme avevano concordato di non lasciare che le ossa partissero per Padova o Venezia, per finire in qualche scantinato della Soprintendenza. No, quelle ossa dovevano restare a Stanghella, e contribuire a dare forma alla storia della Bassa. Così, per iniziativa del battagliero don Israele, le casse delle ossa vennero nascoste in cima al campanile della parrocchiale di Stanghella, che come ognuno può constatare, ha una pendenza piuttosto inquietante e non è servito da scale mobili.
Così, quando la Soprintendenza, indirizzata da Valandro, ha bussato alle porte della canonica, serafico, il Parroco porgendo un mazzo di chiavi, ha detto: “queste sono le chiavi, le casse sono in cima al campanile, non ci sono le scale, … se volete andatevele a prendere”.
Venne fuori un polverone, con articoli sulla stampa e burrascosa reazione della Soprintendenza che voleva denunciare tutti.
Quarant’anni dopo, la scelta di Camillo, aiutato da don Israele, si è rivelata profetica. Nell’arco di 4 decenni la storia di questa landa periferica del padovano si è arricchita di reperti, raccolte, strumenti, indagini geologiche, cartografia eccezionale e tanti, tanti studi che hanno gettato luce sulle tradizioni di povera gente, che ha avuto la ventura di vivere fuori dalle grandi vicende raccontate dai libri di storia, e la cui memoria, tradizione, saggezza è andata sepolta dal succedersi delle generazioni.
Dietro tutto questo patrimonio, parzialmente visibile nei musei di Stanghella, Villa, Granze, Urbana, non c’è la casualità di un ritrovamento per quanto eccezionale, che poteva finire ben impacchettato in qualche magazzino museale; c’è invece una precisa idea, politica e culturale se si vuole: la scelta di dare voce a un territorio e di custodire la memoria degli uomini e delle donne che, semplicemente e poveramente, qui vissero la loro vita.
Dietro tutto questo c’è la scelta di Camillo.