ELEFANTI IN COMUNE A STANGHELLA
So che sembrerà strano ai più ma
durante la seduta dell’ultimo Consiglio Comunale,
di lunedì 28.09.2009,
per ben tre volte nel corso della discussione sono stati tirati in ballo nientemeno che
gli elefanti.
PRIMO ELEFANTE: METROPOLIS 
La prima volta gli elefanti sono stati evocati dal vicesindaco Moscardi che, al punto 5 dell’o.d.g. Scioglimento consensuale dell’Unione Metropolis, ha più volte ripetuto con foga oratoria le stessa icastica immagine: “l’Unione Metropolis è un elefante che drena risorse dell’amministrazione di Stanghella a vantaggio di fantomatici responsabili del servizio (ma quanti ce ne sono?)”.
Noi, ha detto il vicesindaco, siamo gente semplice, di campagna ma sappiamo fare i conti. Senza Unione Metropolis tutto funzionerà esattamente come prima e si realizzerà un risparmio di almeno 50.000 € all’anno, che, moltiplicati per i 10 anni di vita dell’Unione-Consorzio, danno una cifra (500.000 €): un vero e proprio tesoretto.
Tesoretto che le precedenti amministrazioni hanno dilapidato preferendo pagare stipendi al Direttore, al Responsabile di questo e di quello, invece che investire nel patrimonio comunale, lasciato in un colpevole degrado.
Capperi, il ragionamento fila liscio come l’olio: se le cose stanno così è da pazzi criminali voler mantenere in piedi il pachiderma Unione Metropolis, molto meglio abbatterlo subito.
O forse … che manchi qualche elemento? Vuoi vedere che per 10 anni quelli che c’erano prima hanno fatto di tutto per arricchire il Direttore Generale e il dipendente e mezzo dell’Unione? Ma chi glielo ha fatto fare?
E’ un problema assai complesso: fermiamoci intanto agli elefanti.
Il pachiderma Metropolis è stato battutto con il voto favorevole della maggioranza (12) e quello contrario della minoranza (5).
Applausi dal pubblico presente in sala.
SECONDO ELEFANTE: DI PIRRO
Nel corso della concitata discussione attorno all’elefante n° 1, ad un certo punto è intervenuto il prof. Cecchinato, assessore (servizi sociali, edilizia scolastica, politiche d’immigrazione e sicurezza), che con parole, invero assai pacate, ha detto (riassumo):
Mauro, mi sei piaciuto quando, il giorno dell’esito delle elezioni comunali, hai compiuto il gesto di dare le chiavi del Comune al vincitore Marco Soldà; invece non mi sei piaciuto quando all’atto dell’insediamento della nuova maggioranza nel primo Consiglio Comunale ci hai accusati di aver vinto sì, ma con una “vittoria di Pirro”.
Pirro: chi era costui? Sì dai, quel re dell’Epiro del III sec. a.C. che ad Ascoli Satriano riesce a vincere in bataglia i romani, ma ad un prezzo così alto, lasciando così tanti propri soldati morti sul campo, da rendere la vittoria molto simile alla sconfitta, tanto che poi quel re perderà la guerra.
E cosa c’entrano gli elefanti?
C’entrano, c’entrano perché vennero utilizzati da Pirro per sfondare le linee romane (ma, ahimé, vennero crivellati dai dardi e dai giavellotti, diventando furibondi per il dolore).
Dunque, “vittoria di Pirro” avrei detto? Io?
Mai pronunciato niente di simile.
Non che la mia memoria sia prodigiosa, ma il discorso che ho letto il giorno dell’insediamento l’ho pubblicato anche su Facebook. Adesso lo recupero e metto qui il passaggio cui faceva cenno l’assessore Cecchinato.
…
Come capogruppo di Minoranza mi sento tuttavia in dovere di chiamarla [Sindaco] ad una considerazione attenta e pacata del quadro che si è venuto a delineare con la vittoria della sua lista alle ultime elezioni. La invito a considerare che, dati alla mano, il paese è spaccato in due, e solo un ristretto numero di voti separa le due liste. Lei però, è chiamato ad essere il Sindaco di tutta la cittadinanza, anche della metà che non l’ha votata, ma che ha diritto al rispetto che si deve a chi la pensa in modo diverso.
Devo constatare con rammarico che nei giorni scorsi questo rispetto è venuto meno, in qualche occasione, e non solo da parte di sostenitori collaterali della sua lista, ma anche da parte di chi doveva essere di garanzia per l’intera comunità cittadina. Il comprensibile entusiasmo per una vittoria attesa da 14 lunghi anni non avrebbe dovuto tramutarsi in offesa e in pesante scherno nei confronti di chi ha l’unico torto di non avere appoggiato la sua lista.
Rifletta, signor Sindaco, su quale segno lascerà nella nostra comunità, e nelle persone più direttamente coinvolte, lo stile che si è scelto per marcare il territorio il 6, 7, 8 giugno. Rifletta, e se possibile veda di adottare, Lei e il suo gruppo, una linea di comportamento che sia nei fatti almeno un po’ vicina alle parole ecumeniche da Lei pronunciate nelle settimane scorse.
[…]
Tutt’altro senso mi pare.
Però, anche il secondo elefante, quello di Pirro, ha fatto una brutta fine sotto i giavellotti romani.
Molto meglio se la passa il terzo elefante, quello del geom. Pasqualin.
TERZO ELEFANTE: in the box
L’ultimo punto all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 28.09.2009 aveva come oggetto:
Variante parziale al regolamento edilizio del prg ai sensi dell’art. 50 comma 4 lett L della LR 61/85. Adozione.
Diciamocelo: un punto tecnico, non politico, quasi esclusivamente per addetti ai lavori.
La variante si propone di integrare e modificare in alcune parti l’attuale regolamento edilizio, in particolare gli articoli 35, 36, 64.
Sarò breve.
Con l’integrazione al punto 35 si disciplinano in particolare le antenne, dicendo che nei condomini devono essere centralizzate per creare il minimo impatto visivo e, in particolare nel centro storico, devono essere a bassa visibilità.
Con l’integrazione all’art. 64 si dice che scale e vani accessori devono essere compatibili con l’ambiente urbanistico circostante, mentre, in particolare nel centro storico, è vietata addirittura l’installazione sulle facciate che danno verso spazi pubblici.
L’integrazione all’articolo 36 è più corposa e disciplina l’installazione di dondoli, canestri, panchine, serre, casette in legno, caminetti, gazebo, pompeiane, ecc.
Ed è qui che troviamo l’ultimo elefante.
Finita l’illustrazione del punto da parte del sindaco, ho alzato la mano e preso la parola per dire:
sentite, condividiamo con la maggioranza la necessità di normare su queste nuove tipologie urbanistiche che da qualche anno sono entrate diffusamente nei giardini delle nostre case e per molti cittadini rappresentano una necessità reale e legittima. Condividiamo queste esigenze al punto che anche nella precedente legislatura avevamo iniziato un percorso per modificare il regolamento edilizio su questi aspetti, ma ad un certo punto ci siamo fermati perché ci siamo resi conto che la materia era talmente complessa e delicata che sarebbe stato opportuno rivedere il regolamento armonizzandolo con il prossimo strumento urbanistico, ormai imminente.
Ora leggendo la vostra proposta di modifica dell’art. 35 ci siamo resi conto di tali e tante incongruenze che, senza polemiche, vi chiediamo di rimandare l’approvazione di questo punto all’o.d.g., possibilmente per inserirlo nel nuovo strumento urbanistico.
E sono poi passato ad elencare le incongruenze della proposta di maggioranza sull’art. 36 del regolamento edilizio.
Faccio un riassunto.
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Nei due precedenti punti modificati c’è stata grande attenzione alla diversità delle zone del paese: ciò che si può costruire in aperta campagna non si può fare esattamente anche nella piazza del paese. Voi invece proponete che dondoli, serre, casette di legno, caminetti, ecc. si possano piazzare senza vincoli ovunque sul territorio comunale senza distinzione fra aperta campagna e centro storico. Siete sicuri che sia la scelta giusta?
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Tutti gli elementi di arredo che ho appena citato devono essere installati in modo “precario” e le casette di legno sono ammesse per ricovero di biciclette, motocicli, legna, attrezzi del giardino e animali domestici, “con spazi di movimentazione interna non eccedenti il minimo necessario”. Bene, giusto.
Poi però leggo le dimensioni ammesse per le casette:
massimo 20 metri quadrati.
Capperi, quante biciclette ci stanno in una casetta di m. 5 x 4?
Ci stanno due autovetture, altro che una falciatrice.
E quale animale domestico ha bisogno di uno spazio di ricovero di 20 mq?
Facile rispondere: un elefante.
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Vi siete informati, prima di scrivere il regolamento, come si comportano i comuni circonvicini?
Ecco il numero massimo di metri quadrati previsti da diversi regolamenti edilizi comunali:
- Solesino massimo 10 mq
- Monselice massimo 06 mq
- Pozzonovo massimo 06 mq
- Boara massimo 10 mq
- Granze non pervenuta
- Vescovana non normata.
Stanghella massimo 20 mq.
Perché gli altri comuni si sono fermati alla metà dei metri rispetto alla vostra proposta?
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In base a quale logica scrivete che deve avere “carattere precario” una costruzione in “preferibilmente in legno” larga 5 metri e profonda 4?
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Nella vostra proposta di regolamento si leggono queste prescrizioni per le casette:
- Vanno poste ad una distanza di m. 3 dalla strada pubblica, e da altre costruzioni su proprietà confinanti, 1,5 m. dai confini, “salvo autorizzazioni in deroga previa scrittura privata registrata”. E nei condomini come funziona? Ad esempio: un condominio di 9 unità abitative quante casette di 20mq può ospitare nel suo spazio verde? Nove? Una sola ma di 20x9=180 mq?
- E negli spazi verdi di edifici di pregio del centro storico, ad esempio Villa Sciarra (contigua con villa Centanini), dove ci saranno circa 13 abitazioni,è prevista qualche prescrizione o basta rispettare le distanze fra i confini?
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Specificate: “superficie coperta massima di mq 20 ed un’"altezza massima in gronda di m. 2,20”. Punto.
Non si dice nulla sull’altezza massima del colme del tetto né su quante falde siano ammesse, né sulle pendenze.
Così qualcuno dei vostri vicini potrebbe, e con il favore del regolamento, costruirsi in giardino, a 3 m dalla vostra abitazione, una casetta di legno di m 3,5 x 5,71 (= mq 20), ad una sola falda pendente 35%, con il colme del tetto che arriva a m 4,20. Due piani, legali, a tre metri dal vostro giardino. Vi sembra una cosa giusta?
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Secondo la vostra proposta le casette sono soggette a DIA, cioè non hanno bisogno di una autorizzazione da parte dell’ufficio tecnico (che ha comunque 30 giorni di tempo eventualmente per intervenire), ufficio che tuttavia non avrebbe strumenti per prendere provvedimenti sull’eventuale bruttezza di una di queste casette, alta magari 4 m., perché l’unica prescrizione è questa: “dovranno avere forme compiute, ordinate e armoniche con il contesto in cui si inseriscono”. E chi decide che cosa è o non è armonico? Ad esempio: io, Mauro Sturaro trovo che la fontana del bosco sia in armonia con l’ambiente circostante, ma so che altri la pensano in maniera diversa.
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Infine gli elementi di arredo sopra citati e le casette non vengono computate come metri edificati, cioè non fanno volume e su di esse non si pagano né gli oneri di urbanizzazione né, eventualmente, l’ICI seconda casa.
Questo significa che chi si è fatto un garage per due macchine in muratura ha dovuto pagare tutto, chi se lo farà con le casette non pagherà niente. Siete sicuri che sia giusto nei confronti di tutti i cittadini? Altri comuni, proprio perché riconoscono la necessità di ricoverare le auto, non contano come mq quelli del garage, ma fanno pagare gli oneri, oramai una delle pochissime fonti di finanziamento del comune.
Va infine considerato un’ultimo aspetto: il Decreto Ministeriale n. 28 del 02.01.1988, art. 3 dice che il catasto non prende nemmeno in considerazione i manufatti che hanno un massimo di 8 mq e quelli precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo. Ma una casetta di 20 mq, difficilmente considerabile precaria, per il catasto esiste eccome, e deve essere censita obbligatoriamente e fa reddito, e deve comparire nella denuncia annuale, ed essere eventualmente conteggiata per l’ICI.
Davvero nessuno ha pensato di contattare, almeno telefonicamente, l’ing. Mario Cinà, dirigente del Settore Catasto Fabbricati della provincia di Padova, per chiedergli se la modifica del regolamento su questo punto va o meno in contrasto con le norme del Catasto?
Conclusione: visto che
- fra poco approveremo il nuovo strumento urbanistico
- fra poco recepiremo in Comune la legge regionale che consente di ampliare i fabbricati del 20% in deroga a qualsiasi norma,
- c’è il serio rischio non solo di deturpare il territorio comunale con brutture a due piani ma anche di mettere i cittadini in difficoltà ed esporli a contenziosi legali…
non conviene a tutti (anche a voi maggioranza)
rimandare questo punto all’o.d.g.?
La risposta è stata no: intanto lo approviamo e poi si vedrà.
Epilogo surreale.
Il geom. Pasqualin è intervenuto nella discussione dicendo
“forse questo testo è stato scritto un po’ in fretta e contiene qualche lieve imprecisione che può essere migliorata, ma sui 20 mq non siamo disponibili a transigere” [= quelli sono e quelli restano].
Tuttavia, riprende Pasqualin, anche se il testo contiene sfumature, la ratio lo rende facilmente interpretabile, basta usare un po’ di buon senso.
Ed in effetti io me lo vedo un avvocato che, in una causa fra vicini, fa ricorso allo sfumato buon senso: quando sei per vie legali conta anche la virgola di quello che c’è scritto, e se una cosa non compare nella norma semplicemente non esiste.
A questo punto Pasqualin mi dice che comunque le informazioni che ho fornito io al Consiglio sono sbagliate. Boara Pisani consente per le casette non 10 mq come dico io, ma 20 mq, cioè quanto prevede anche la proposta della maggioranza, tanto è vero che il geometra Pasqualin, che abita a Boara, ha realizzato nel suo giardino una casetta di 20mq.
Fatalità: avevo copia del regolamento edilizio di Boara, gliel’ho letta nel punto chiarissimo (art. 73, pag. 38) che prevede 10 mq per le casette (20 per le pompeiane), e poi mi sono alzato e ho portato al geometra Pasqualin copia dell’art 73 del regolamento di Boara affinché perché potesse leggere con i suoi occhi.
Ma no, non è servito: il geom. Pasqualin, anche davanti all’evidenza, ha continuato a dire che “secondo lui” a Boara si potevano edificare casette in legno di 20 mq.
Chissà,
forse se le parole del regolamento edilizio di Boara fossero state
grandi come un elefante, magari rosa,
forse il geometra Pasqualin, consigliere di maggioranza del Comune di Stanghella, le avrebbe viste in tutta la loro evidenza.
Forse.
Ma forse no.